Tratto dal testo "MAGISTRI SCODELARI" 2001 - Comune di Castelnovo del Friuli / Soprintendenza Archeologica per i beni A.A.A.S. del Friuli V.G.

Autori:

Serena Vitri, Paola Lopreato; Angela Borzacconi, Bruno Fabbri, Sabrina Gualtieri, Andrea Ruffini, Roberto Avigliano, Andrea Marchesini, Giovanni Monegato, Adriano Zanferrari, Raffaella Turco, Alberta Maria Bulfon, Paolo Iancis, Roberta Costantini.

I reperti ceramici

Con atto notarile rogato a Travesio e datato 1543,Valentinus figlio del fu maestro fabbricante di olle Lazari di Castelnovo, vendette a mastro Ambrosio, figlio di Gregorio Lazari, un angolo di terreno sito nel suo cortile per costruirvi una fornace di ceramiche.

Ulteriori fonti citano più volte magistri, scodellari riferendosi a una pluralità di maestranze in un sistema artigianale organizzato a livello familiare.

L'arte della ceramica sembra essere stata una parte significativa dell'identità storica e culturale di Castelnovo da prima del '500 fino al secolo scorso.

La vicinanza delle materie prime (argilla, acqua. legname) farebbe supporre l'esistenza di botteghe organizzate per l'intero ciclo produttivo, dall'estrazione, decantazione e lavorazione dei banchi di argilla fino alla preparazione e alla macinazione dei colori.

I reperti di Castelnovo documentano l'intero processo di lavorazione ceramica.

Una volta modellato, il vasellame veniva esssicato immerso in un bagno di finissima argilla bianca liquida (ingobbio), si procedeva quindi a una prima graduale cottura (12 – 24 ore) con una temperatura che raggiungeva i 900°; altrettanto graduale era il raffreddamento (almeno un paio di giorni).
Il biscotto (oggetto sottoposto a prima cottura) ingobbiato e graffito (asportazione dello strato bianco con un oggetto a punta per decorazione), veniva dipinto con pigmenti ottenuti da ossidi metallici finemente macinati e disciolti in acqua.
I colori usati più comunemente: il verde ramina, giallo ferraccia, di rado pennellate di blu cobalto.

Gli oggetti così dipinti venivano resi lucidi e impermeabili grazie ad un rivestimento vetroso (vetrina) ottenuto dalla calcificazione di piombo e sabbia a cui potevano essere aggiunti come fondenti, sali metallici ricavati dal tartaro delle botti che veniva fissato con una seconda cottura.
 

La fase di cottura costituiva il momento più delicato del lavoro e che poteva compromettere il risultato finale, causando difetti o deformazioni.  

Le scodelle

Nel 1982 la Soprintendenza Archeologica per i Beni A.A.A.S. del Friuli Venezia Giulia, dopo alcune segnalazioni riferite a sporadici rinvenimenti di reperti ceramici nelle vicinanze del colle dei Cruz, eseguì alcuni saggi di scavo lungo il versante occidentale dello stesso, fino al centro abitato che si sviluppa ai piedi dell’altura, per verificare la natura e la consistenza di eventuali depositi archeologici.

Dai saggi effettuati risultarono scarti di materiale fittile, identificati come butti di botteghe artigianali, la cui attività può essere datata tra la metà e la fine del XVI secolo.

I reperti di vasellame ceramico rinvenuti, si presentano in stato estremamente frammentario, ma anche sottoforma di esemplari integri, tipologicamente riconducibile ad una produzione tardo rinascimentale di ceramica graffita e dipinta sotto vetrina che faceva capo a una o più officine ubicate nelle immediate adiacenze.
Le ricerche tuttavia non hanno permesso di individuare la struttura relativa al vero e proprio impianto fornaciale.

Certo in tal senso, non mancano gli spunti per poter individuare un eventuale fonte di scarico di questo materiale, probabilmente gettato dalla zona occidentale del colle in cui potevano plausibilmente essere posizionati gli impianti di produzione.

È possibile che il vasellame difettato venisse progressivamente scaricato a valle durante l’attività della stessa officina, oppure disperso in conseguenza della cessata attività delle strutture artigianali.
Gli scavi archeologici effettuati negli anni 80 furono la premessa del lavoro condotto per le volontà congiunte del Comune di Castelnovo e della Soprintendenza, il cui risultato si può ammirare nella mostra permanente allestita in Villa Sulis.
 

Il progetto di valorizzazione dei reperti ceramici cinquecenteschi rinvenuti a Castelnovo del Friuli è ambizioso: l'intento è quello di utilizzare la sede espositiva come laboratorio permanente di studio, attività didattica e sperimentazione riguardante principalmente la produzione di ceramica rivestita.

La mostra, la pubblicazione del catalogo ed il convegno di archeometria della ceramica (organizzato il 18-19 aprile 2001) rappresentano quindi il primo passo in questa direzione.  

Materiale prodotto

Stoviglie da fuoco:
pentole, olle in ceramica grezza, utilizzate per la conservazione degli alimenti e per la loro cottura

Recipienti di grandi dimensioni
:
capienti contenitori legati alla conservazione dei cibi, dotati di coperchio di legno

Tubature fittili

Vasellame da mensa
:
stoviglie da tavola rivestite (scodelle, ciotole, piatti, bacini, boccali)
 

Le Decorazioni


Per le ceramiche di Castelnovo del Friuli, molti elementi intervengono a favore di una produzione in serie di largo consumo, a cui rispondono gli stessi decori organizzati in schemi geometrici ripetitivi, risolti in una gamma ricorrente di decorazioni.

Il vasellame graffito presenta una più varia ricerca ornamentale prestandosi a espedienti estetici di maggiore impatto con soluzioni decorative ottenute a punta e a stecca, monticelli a fondo ribassato, losanghe, fiori stilizzati, denti di lupo, onde, fasci di segmenti verticali e soprattutto cornici a nastro (cifra stilistica della produzione di Castelnovo), rappresentano gli elementi ornamentali più utilizzati.

Siano graffiti o dipinti, i soggetti assumono rilievo in una posizione isolata sul fondo dell’oggetto, oppure si sviluppano in una caratteristica trama di cornici concentriche, investendo l’intera forma.
I reperti conservano alcuni spunti della tradizione rinascimentale ma rientrano per lo più nella fase tardiva della graffita arcaica.
 

I Soggetti

Elementi simbolici
La presenza di una chiave graffita sul fondo di una ciotola potrebbe far riferimento alla confraternita di S. Valentino, presso località Madonna dello Zucco, ipotizzando quindi con la stessa un legame di committenza

Molti altri elementi si possono ammirare tra le decorazioni ceramiche di Castelnovo, tra queste anche un cuore trafitto e una campana.

Ritratti

Alcuni frammenti graffiti riportano ritratti di profilo su fondo decorato, su cui spiccano alberi fronzuti.

Soggetti zoomorfi

Si tratta di disegni semplificati, solo abozzati con figure di volatili

Graffite Monocrome

Una parte del materiale esposto è costituita da esemplari monocromi di colore, verde e giallo.

Soggetti araldici

Gli Stemmi nobiliari stilizzati vengono utilizzati con puro intento decorativo.

Scritte
Di particolare interesse risulta il frammento di una ciotola con una scritta corsiva di difficile interpretazione.

Invetriate monocrome e dipinte

Si tratta di un gruppo di esemplari ingobbiati con invetriature monocrome trasparenti o di colore giallo e verde.

L'argomento è stato trattato anche nella tesi di laurea "Costume e lavoro nell'iconografia della ceramica medievale dal XIII al XV secolo" di Chiara Braida

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